Il Poema Sinfonico, 18

Da decenni nella Città (non) si parla del molo 2. Trattasi di un posto segnalato casualmente da ufficiali delle marine civili estere, e poi da discorsi scontati ma mai pubblicizzati fra le forze armate e le forze dell’ordine dotate di natanti. Il sospetto – che (non) sembra aver ricevuto conferma anche nel corso di indagini nazionali non ancora terminate, e che (non) sembrerebbe aver già provocato qualche cadavere (consulenti, detective, testimoni colti da infarto o da incidente accidentale proprio mentre si stavano spostando a fare una gita marittima sul suddetto molo) – è quello di fusti radioattivi perduti – o abbandonati in base a soffiate che prevedevano il rischio di incrociare controlli in acque territoriali italiane prima di lasciare quest’ultime alla volta dell’Africa – proprio al molo 2 davanti alla Città.

I giornali locali, dopo i primi accenni, erano troppo impegnati in studi statistici di bilancio familiare fra la destra e la sinistra in atteggiamenti di punta molto coriacei, o nel dimostrare che gli euro ipotetici di passaggio obbligato nel teatro civico fra i futuri biglietti venduti e la paga degli attori -capitolo di spesa peraltro contrassegnato da un codice obbligatorio che spiega tutto – erano “soldi che non si sa dove siano finiti”. Insieme alle associazioni pertinenti si occupano poi di grosse discariche di terra, che permettono verifiche più facili, coinvolgono i politici locali, e non pestano i piedi a nessuno di troppo grosso, o di vedere se un edificio di architettura ottocentesca infestato da topi finalmente bonificato e destinato a stanza culturale dovesse o non dovesse avere una stanza in più in base all’estetica, o di altri moli la cui ristrutturazione avrebbe comportato la perdita totale della memoria.

Un giornalista in pensione, un simpaticone free lance, ne aveva scritto una sola volta ma in stile molto chiaro su una testata gratuita di quattro pagine (di cui tre sportive), che si distribuisce nelle pizzerie e nei bar.

La pennetta che il Borachia ha consegnato a tale reporter fidandosi delle sue capacità organizzative ha procurato nel soggetto la scelta di un “giudice ragazzino” appena nominato da fuori. Questo, senza fare né A né BA, ha subito fotocopiato quell’unico articolo, poi ha chiesto all’allora e all’attuale ministro dell’ambiente di venire da lui “come persone informate dei fatti”. Loro hanno risposto che non possono per impegni inderogabili. Lui gli ha detto di dirgli quando possono e loro gliela hanno menata per il naso. Lui ha preso due gazzelle, è andato a Roma, e ha parlato con i loro portavoce più accreditati… Intanto il Borachia aveva messo un po’ di sane pulci nell’orecchio che si contendevano la nicchia tra forze armate e dell’ordine.

Viglietti guida il suo scooter a velocità moderata, ma con cammino preciso e impavido sulla strada litoranea. Il commissario Borachia occupa la parte posteriore della sella. Arrivati al punto centrale del percorso i due scendono e, toltisi il casco, rovistano il cassettone portatile finché non spunta il binoculo: Borachia scruta dall’alto il Golfo: davanti al molo 2, due corvette della Marina immobili, pietrificate formano una sorta di triangolo, e dentro vi scorazzano in continuazione, incrociandosi prua-poppa-poppa-prua, due lance grigie care agli uomini natanti del Bistracci…

(tutto ciò che si può leggere in qualsiasi punto delle “indagini del commissario Borachia” è frutto della fantasia dell’autore. Ogni riferimento a persone reali o a fatti realmente accaduti è da ritenersi del tutto casuale).

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